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SPECIALI

CAPPELLA DI SAN PANTALEONE
BOCCIOLETO

Arte medioevale in 4 metri quadrati
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Boccioleto

CAPPELLA DI SAN PANTALEONE

La cappella di San Pantaleone si trova nella frazione di Boccioleto villaggio montano di Oro. E’ un luogo assolutamente da non perdere durante la gita in Val Sermenza. L'oratorio , Risalente al XV secolo, uno dei rari edifici sacri che in Valsesia hanno conservata quasi intatta la propria struttura originale. L’edificio è l’unico a mantenere la sua struttura originaria grazie alla successiva costruzione nella stessa comunità di Oro, di una cappella dedicata alla Vergine del Carmine che risale XVII secolo, risparmiando così all’oratorio interventi di ampliamento e ristrutturazione come ampiamente è successo per le altre cappelle della Valsesia.

La cappella ha più che modeste dimensioni di circa 4 x 4 m ed è costituta da una aula quadrata, aperta frontalmente e terminante in una piccola abside semicircolare. Il cardinal Taverna, vescovo di Novara, in una visita pastorale del 1617 rileva: "Nel luogo di Oro di Rossa c’è una cappella fatta a volta, decentemente ornata di figure sacre È del tutto senza porte e sempre aperta così che le bestie vi possono entrare". L’attuale grata di legno posta sull’ingresso porta incisa la data 1777.

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A dispetto delle vicissitudini subite, la cappella di San Pantaleone ha conservato una decorazione delle pareti murarie da considerarsi come una delle più importanti e significative testimonianze della pittura medievale in Valsesia, realizzata in anni che precedono di poco l'inizio della edificazione del Sacro Monte di Varallo. La decorazione pittorica al suo interno attribuita a Giovanni de Campo e datata 1476 ed è particolarmente notevole.

Le figure affrescate coprono la volta, l'arco trionfale, l'abside e le pareti laterali testimoniando, in una sorta di catechismo per immagini, vari aspetti della devozione popolare. Particolarmente interessanti i tre riquadri che raccontano la vita della piccola Santa valsesiana Panacea in tre episodi, figura di pastorella martire molto venerata in Valsesia. Due riquadri a lei dedicati si trovano nella parte superiore, entrando a destra, nel primo la beata divide il pane con i pastori poveri; nel secondo mentre brandisce un fuso, istigata da un malvagio diavoletto che porta alla sua uccisione per mano della matrigna ed un’angelo pronto a portarla nel paradiso. Nella parte intermedia troviamo un ampio riquadro dedicato alla processione funebre della beata Panacea: vi si osserva, seguendo il racconto agiografico tramandatosi in Valsesia, come il corpo della santa sia posto su un carro trainato da due giovenche lasciate andare ad arbitrio; accompagnano il tragitto della salma il vescovo, prelati e altri devoti. Questi affreschi rappresentano il più antico documento di culto della martire quaronese e la più antica testimonianza iconografica della vita della beata Panacea e sono stati attribuiti all'attività di pittore novarese Johannes de Campo , attivo in Valsesia dalla metà del XV secolo.

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La parte superiore, volta a botte, della Cappella è quasi interamente occupata da un enorme rappresentazione del Cristo benedicente (Pantocratore) e i quattro simboli degli Evangelisti (Tetramorfo). Abbandonato come luogo di culto della comunità, l’oratorio subì un progressivo deterioramento, venne usata come lavatoio e abbeveratoio per il bestiame. Venne acquistato, assieme all’attigua “casa del parroco”, nel 1910 dalla Società per la Conservazione delle Opere d’Arte e dei Monumenti in Valsesia che lo salvò dal completo degrado. I recenti interventi del 1980 e 1990 non sono serviti ad assicurare adeguata protezione al prezioso ciclo di affreschi. A provvisoria tutela dei dipinti sono state recentemente incollate speciali garze protettive sulle superfici più a rischio.

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