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Scultori Valsesiani
Varallo Sesia, 28 novembre 1806 – Torino, 12 settembre 1880
Giovanni Albertoni è stato uno dei più celebri scultori italiani dell'Ottocento. Capace di coniugare il rigore neoclassico con la sensibilità del primo Romanticismo, Albertoni è stato la figura di riferimento della scultura monumentale e celebrativa della casa regnante sabauda.
Nato a Varallo Sesia in una famiglia di modeste condizioni, Albertoni mostrò fin dall'infanzia una straordinaria inclinazione per il disegno e il modellato.
- Gli esordi valsesiani: La sua prima formazione artistica avvenne a contatto con la grande tradizione di intaglio in legno e stucco del Sacro Monte di Varallo.
- Accademia Albertina di Torino: Notato per il suo talento, fu inviato a Torino per studiare all'Accademia Albertina sotto la guida dello scultore Giuseppe Bogliani.
- Il soggiorno romano (1831–1842): Vinto il pensionato d'inno e di scultura, si trasferì a Roma. Nella Città Eterna entrò in contatto con la lezione di Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen, frequentando lo studio di Pietro Tenerani. Fu a Roma che consolidò la sua maestria nella lavorazione del marmo.
- Il ritorno a Torino e la cattedra accademica: Rientrato in Piemonte, fu nominato scultore della Real Casa e successivamente professore di scultura all'Accademia Albertina, cattedra che mantenne per quasi un trentennio formando una nuova generazione di artisti.
Stile e Caratteristiche Artistiche
La produzione di Albertoni si muove lungo tre direttrici principali:
- Equilibrio Neoclassico: La cura formale, la levigatezza delle superfici e l'anatomia idealizzata sono ereditate direttamente dal Neoclassicismo romano.
- Espressività e Pathos Romantico: A differenza del Neoclassicismo puro, Albertoni infuse nelle sue opere un'intensa carica emotiva, una morbidezza nei panni e una forte introspezione psicologica.
- Monumentalità e Realismo Ritrattistico: Nei monumenti pubblici e nelle statue commemorative (come i ritratti di sovrani e scienziati), seppe unire la solennità celebrativa a una verosimiglianza nei dettagli e negli abiti dell'epoca.
Le Opere Principali
- Monumento a Carlo Alberto (Varallo): Realizzato nel 1858 per la sua città natale, rappresenta il re a figura intera ed è considerato uno dei ritratti risorgimentali più riusciti dell'epoca.
- Santa Filomena (Chiesa della Gran Madre di Dio, Torino): Una delle sue sculture sacre più ammirate per la grazia del drappeggio e la delicatezza del volto.
- Saffo abbandonata: Opera di soggetto mitologico di grande pathos romanticizzante, apprezzata per la resa anatomica e l'espressività del dolore.
- Statue per Palazzo Reale e Cimitero Monumentale di Torino: Numerosi sono i busti, i rilievi allegorici e i monumenti funerari realizzati per le grandi famiglie piemontesi.
Curiosità e Aneddoti
- Legame indissolubile con Varallo: Nonostante la fama raggiunta a Torino e Roma, Albertoni non dimenticò mai la sua terra d'origine, firmando molte opere con l'appellativo "Varallensis" o donando bozzetti e gessi alla Pinacoteca di Varallo.
- Il maestro dei veli scolpiti: Tra le abilità tecniche più elogiate dai contemporanei figurava la capacità di scolpire nel marmo veli e stoffe trasparenti, dando l'illusione della stoffa vera piegata dal vento sopra i corpi scolpiti.
- Il tributo dei suoi studenti: Quando morì a Torino nel 1880, gli allievi dell'Accademia Albertina ne portarono a spalla il feretro, a testimonianza dell'enorme rispetto e dell'affetto di cui godeva come docente.
