Bartolomeo Ravelli è stato uno degli architetti, scultori e intagliatori che hanno segnato la stagione tardo-manierista e barocca in Valsesia. Originario del borgo di Campertogno (nell'Alta Val Sermenza e Alta Valsesia), la sua figura si colloca nel contesto delle grandi botteghe valsesiane che tra il XVI e il XVII secolo diedero vita ai più straordinari complessi sacri della regione.
Biografia e Contesto Storico
Nato a Campertogno tra la seconda metà del Cinquecento e l'inizio del Seicento, Bartolomeo Ravelli si formò nel solco della tradizione artigianale alpina, caratterizzata da una profonda perizia nell'intaglio del legno, nella modellazione e nelle strutture architettoniche sacre.
In quel periodo la Valsesia era un vivace cantiere a cielo aperto: la Controriforma spingeva verso una drammatizzazione dell'arte devozionale e la creazione di percorsi di fede visivi. Ravelli si affermò non solo come abile intagliatore di ancone e altari lignei, ma anche come capomastro e progettista di architetture complesse.
La sua carriera è strettamente legata alla collaborazione con figure iconiche della zona, prima fra tutte quella di Giovanni d'Enrico, scultore e architetto di punta del Sacro Monte di Varallo.
Le Maggiori Opere
1. La Progettazione della Basilica di Santa Maria Assunta (Sacro Monte di Varallo)
È uno dei contributi più significativi di Ravelli. Insieme a Giovanni d'Enrico, nel 1614 fu incaricato di concepire e avviare il progetto per la nuova grande Basilica del Sacro Monte. L'edificio, concepito per accogliere la grande massa di pellegrini al culmine del percorso devozionale, fu un'opera imponente che richiese un secolo di lavori prima del completamento definitivo.
2. Le Cappelle del Sacro Monte di Varallo
Ravelli lavorò sia sul fronte architettonico sia su quello plastico/scultoreo in diverse cappelle del complesso:
- Cappella III – La Visitazione: Partecipò alla realizzazione e rifinitura delle sculture in terracotta policroma (iniziate dal Tabacchetti).
- Cappella XXVIII – Gesù al tribunale di Erode: Partecipò alle fasi costruttive e architettoniche della struttura (1619-1630) al fianco di Giovanni d'Enrico.
- Cappella XXIX – Gesù al tribunale di Pilato: Lavorò all'impianto architettonico dell'edificio costruito tra il 1631 e il 1737.
3. Gli Altari e le Ancone Ligneo-Scultoree
L'intaglio del legno rappresentò l'altro grande pilastro dell'attività di Ravelli. Tra le opere principali conservate nelle valli circostanti spiccano:
- L'Altare Ligneo di Boccioleto / Verzimo: Monumentale opera d'intaglio del 1635, considerata una delle massime espressioni di arredo liturgico ligneo della valle.
- Ancona Lignea dell'Oratorio di Seccio (Boccioleto): Elegante struttura ad edicola che racchiude il dipinto principale della chiesa.
- Interventi a Campertogno e dintorni: Statue e arredi liturgici nelle chiese della Val Sermenza.
Caratteristiche Stilistiche
- Fusione tra Architettura e Scultura: Ravelli muoveva con disinvoltura dalla grande scala (la Basilica) al dettaglio d'intaglio del ciborio o della cornice barocca.
- Teatralità Devota: In linea con i dettami controriformisti imposti da San Carlo Borromeo e dal vescovo Carlo Bascapè in Valsesia, le sue strutture architettoniche servivano ad amplificare il senso di dramma spirituale.
- Padronanza del Legno Alpino: L'abilità nell'intaglio consentiva la creazione di altari ricchi di volute, cherubini e motivi fitomorfi tipici del primo Seicento valsesiano.
Curiosità
- Un borgo di artisti: Campertogno, paese natio di Bartolomeo, è celebre per aver dato i natali a un numero impressionante di intagliatori, pittori e scultori in avorio (tra cui i Gilardi e i Badarello), tanto da essere soprannominato "il paese degli artisti".
- Lavorare all'ombra dei Giganti: Lavorare al Sacro Monte significava confrontarsi costantemente con l'eredità di Gaudenzio Ferrari. Ravelli e i d'Enrico riuscirono a sviluppare un linguaggio autonomo e moderno per l'epoca, senza tradire l'armonia d'insieme del complesso.
- La firma nell'ombra: Molti intagliatori dell'epoca lavoravano su commissione della fabbrica del Sacro Monte o delle confraternite locali, motivo per cui alcune attribuzioni tra Bartolomeo Ravelli e altri maestri locali rimangono tuttora oggetto di studio nei cataloghi d'arte valsesiani.
