Nel cuore dell’Alta Valsesia, la parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Campertogno si erge non solo come edificio di culto, ma come vero e proprio monumento all'identità di un intero borgo. Con la sua maestosa mole che svela l'ingegno dei più grandi architetti del Settecento piemontese, raccontare la sua storia significa ripercorrere secoli di fede, mecenatismo e determinazione alpina.
La Primitiva Parrocchia e l'Autonomia del 1415
La storia istituzionale della chiesa affonda le sue radici nei primi decenni del Quattrocento. Originariamente la comunità di Campertogno dipendeva dalla matrice di Scopa, la cui distanza rendeva spesso problematico l'accesso ai sacramenti, soprattutto nei rigidi mesi invernali.
Il Decreto di Autonomia (25 aprile 1415):
Per porre fine ai continui attriti e alle controversie tra le popolazioni locali, il vescovo di Novara, Pietro de Giorgi, decretò la separazione da Scopa, erigendo la parrocchia autonoma di San Giacomo Maggiore a Campertogno.
L'Aumento Demografico e la Sfida Architettonica: Il Tocco di Juvarra e Vittone
Nel corso del XVII secolo, la comunità campertognese conobbe un imponente sviluppo economico e demografico. Gli abitanti, attivi nei commerci e nelle arti figurative in varie zone d'Italia e d'Europa, reinvestivano con orgoglio le proprie fortune nel paese d'origine.
Nel 1665, con una popolazione parrocchiale arrivata a ben 2.700 fedeli, la trecentesca struttura di San Giacomo era ormai del tutto insufficiente ad accogliere l'assemblea. Il vescovo di Novara sollecitò la riedificazione di un tempio più grande e solenne.
La Traccia dei Maestri
- Il disegno di Filippo Juvarra: La svolta per la nuova parrocchiale si ebbe quando l'ambizioso progetto fu sottoposto al celebre architetto messinese Filippo Juvarra, regista del Barocco sabaudo a Torino. Juvarra ne rivide l'impostazione, concependo una struttura a navata unica scenografica e monumentale.
- L'apporto di Bernardo Antonio Vittone: Tra il 1720 e il 1732, i lavori procedettero integrando il progetto juvarriano con le rielaborazioni dell'architetto Bernardo Antonio Vittone, figura cardine nella transizione verso il rococò e grande interprete dell'architettura religiosa piemontese.
- L'unificazione della facciata: Nonostante la consacrazione settecentesca, i lavori decorativi proseguirono per oltre un secolo, trovando il proprio definitivo coronamento soltanto nel 1898 con l'erezione della facciata eclettica.
Guida all'Esterno: Arte, Scultura e Astronomia
L'esterno dell'edificio affascina per il contrasto tra l'imponente torre campanaria e l'elegante prospetto frontale.
[ Nicchia: San Giacomo ] [ Nicchia: San Gaudenzio ]
\ /
[ Finestrone Centrale ]
||
[ Portale Sinistro ] [ Portale Centrale col Bialetti ] [ Portale Destro ]
La Facciata (1898)
Divisa in due ordini da un marcato cornicione e scandita da lesene corinzie:
- Fascia Inferiore: Accoglie tre portali d'ingresso. Sopra quello centrale spicca il grande affresco di San Giacomo che predica, dipinto dal pittore Bialetti su cartoni preparatori di Camillo Verno.
- Fascia Superiore: Ai lati dell'ampio finestrone rettangolare, entro due nicchie simmetriche, si ergono le statue in pietra di San Giacomo (patrono, a sinistra) e San Gaudenzio (patrono della Diocesi di Novara, a destra).
Il Campanile Sopravvissuto (1595)
Sulla sinistra si innalza la possente torre campanaria a pianta quadrata, la cui cella risalta per le eleganti bifore su ciascun lato. Il campanile risale al 1595 e rappresenta l'unico elemento architettonico superstite della chiesa precedente, mantenuto e incorporato armoniosamente nel nuovo complesso settecentesco.
La Curiosità: La Meridiana Astronomica dell'Abside (1880)
Sulla parete esterna dell'abside, rivolta verso la piazza principale, si trova una grande meridiana dipinta nel 1880 dal mastro gnomonista Andrea Bonini.
Perché è speciale?
Non si limita a indicare l'ora solare comune, ma riporta l'analemma (la curva a forma di "8"), consentendo di calcolare con precisione millimetrica l'istante esatto del mezzogiorno astronomico locale, tenendo conto della declinazione solare durante i diversi mesi dell'anno.
L'Interno: Il Trionfo della Prospettiva e dell'Arte Lignea
L'interno dell'aula è un susseguirsi di capolavori realizzati dalle più eccelse maestranze valsesiane.
| Settore dell'Edificio | Opere e Artisti Coinvolti | Dettagli Storico-Artistici |
|---|---|---|
| Volta dell'Aula | Carlo Borsetti & Giovanni Milocco (iniziato nel 1730) | Raffigura San Giacomo in Gloria. Borsetti impostò le quadrature prospettiche, completate alla sua morte da Milocco. |
| Cappelle Laterali | Affreschi di Carlo Borsetti | Quattro cappelle laterali riccamente decorate. |
| I Misteri del Rosario | Tondi di Pier Celestino Gilardi (1870) | Dipinti a olio di eccellente fattura verista e devozionale. |
| Presbiterio e Altare | Disegno di Giovanni Molino (1809) | Altare maggiore in pregiati marmi policromi con baldacchino e intarsi. |
| Ciclo del Coro | Lorenzo e Giuseppe Avondo (1839) | Cinque grandi tele raffiguranti le Scene della Vita e del Martirio di San Giacomo. |
| Organo Storico | Maestri organari del primo Settecento (fondello XVII sec.) | Posizionato in controfacciata con cassa lignea riccamente scolpita e dorata. |
Il Complesso di Santa Marta e l'Ingegneriosa Traslazione
Adiacente alla struttura parrocchiale principale sorge l'oratorio della Confraternita di Santa Marta. La sua presenza racconta un eccezionale aneddoto di cantiere settecentesco:
- Lo spostamento dell'edificio: Nel momento in cui Juvarra e i capomastri ampliarono la pianta della chiesa maggiore, l'antico oratorio di Santa Marta venne letteralmente "inglobato" e parzialmente demolito per far posto alla nuova navata.
- La ricostruzione con salvataggio degli arredi: La confraternita fu riedificata in posizione adiacente, ma gli artigiani locali riuscirono a salvare intatto il prezioso altare ligneo piramidale (1709-1710), opera di Giovanni D’Alberto e Giovanni Mainoldo.
- La Vergine dello Sceti: All'interno dell'altare risplende la statua scolpita nel 1689 dal maestro valsesiano Gaudenzio Sceti, un capolavoro di intaglio dorato barocco.
Il Museo della Parrocchia: I Tesori della Fede Alpina
Voluto dal compianto parroco, studioso e storico dell'arte don Pier Cesare De Vecchi, il Museo Parrocchiale di Campertogno rappresenta una gemma nascosta della Valsesia.
Anziché disperdere le opere d'arte sacra degli oratori e delle cappelle montane isolate a rischio di furto, la collezione raccoglie centinaia di manufatti:
- La Tela della Peste di Melchiorre D'Enrico: Un grande dipinto che commemora la solenne Processione votiva dei campertognesi al Sacro Monte di Varallo per ringraziare la Vergine dell'intercessione durante la peste del 1630 (la peste manzoniana). Il bilancio delle vittime a Campertogno si arrestò a ventotto, un numero miracolosamente basso rispetto ad altre zone della valle.
- L'Altare Ligneo Piramidale: Considerato la vera perla del museo, si tratta di un altare processionale scolpito, dorato e conservato intatto in ogni sua parte, esempio insuperato dell'arte dell'intaglio valsesiano.
- Suppellettili e Oreficeria: Calici, reliquari, candelieri e paliotti in bronzo, argento e tessuti preziosi, testimonianza dell'abilità degli artigiani locali attivi fino in Francia e nel Nord Italia.
Visibile da ogni angolo della vallata, la Chiesa di San Giacomo Maggiore a Campertogno non è soltanto un luogo di culto, ma un monumento vivente all'ingegno alpino. Capaci di chiamare a sé i migliori talenti dell'epoca — da Juvarra a Vittone, dai Borsetti agli Avondo — gli abitanti di Campertogno hanno consegnato alla storia un patrimonio d'arte e architettura che ancora oggi incanta chiunque risalga le sponde del Sesia.
