Situate lungo le antiche vie di pellegrinaggio che conducevano i fedeli verso il Sacro Monte, molte chiese valsesiane nascondono tesori d'arte di inestimabile valore. Tra queste, la Chiesa di San Marco a Varallo rappresenta un esempio straordinario di architettura tardo-gotica e pittura devozionale. Riconosciuta come Monumento Nazionale, questa piccola gemma architettonica conserva al suo interno un ciclo di affreschi ed ex-voto talmente denso da essere stato definito un vero e proprio "Vangelo a pagine aperte".
Storia e Origini
Le origini della chiesa risalgono agli ultimi decenni del XIV secolo (intorno alla fine del Trecento), quando sorse come primitiva cappella devozionale. Durante il XV secolo, l'edificio fu oggetto di un importante ampliamento e di una profonda trasformazione strutturale che gli conferirono l'assetto giunto fino a noi.
Oltre alla sua funzione liturgica, la Chiesa di San Marco ha svolto per secoli un ruolo chiave nella geografia devozionale della zona: costituiva infatti uno dei primi punti di accoglienza e di sosta per i pellegrini che giungevano a Varallo prima di intraprendere l'ascesa al Sacro Monte.
Architettura: Essenzialità e Struttura Gotica
Esternamente, l'edificio si presenta con linee sobrie e rigorose che richiamano la tradizione romanico-gotica locale. L'accesso avviene attraverso un avancorpo che protegge l'ingresso, sulla cui facciata si scorgono le tracce di un antico affresco raffigurante San Cristoforo, protettore dei viaggiatori e dei pellegrini.
All'interno, lo spazio è strutturato in un'unica navata suddivisa in tre campate. La copertura a due spioventi presenta travature in legno a vista, sostenute da tre caratteristici arconi trasversali a sesto acuto. Questa conformazione è tipica dell'architettura "povera" di matrice monastica diffusa nel nord Italia tra il XIV e il XV secolo.
Il Patrimonio Artistico e Pittorico
Se la struttura architettonica si distingue per la sua sobria essenzialità, l'interno sorprende il visitatore per l'eccezionale ricchezza dell'apparato decorativo. Le pareti, l'arco trionfale e la volta del presbiterio sono quasi interamente ricoperti da dipinti e affreschi realizzati tra il XV e il XVII secolo.
1. Il Presbiterio e il Fondo Absidale
Nel presbiterio si concentra il nucleo pittorico più antico:
- Sulla parete di fondo: Campeggia l'affresco della Vergine in Trono col Bambino affiancata da Santa Caterina e San Marco.
- Sulla volta: Sono raffigurati i Quattro Evangelisti con i rispettivi simboli del Tetramorfo, risalenti al XVI secolo.
- Nel sottarco: Un ciclo di sei riquadri illustra importanti Episodi della Genesi.
2. Gli Affreschi Devozionali e gli Ex-Voto
Lungo le pareti della navata si sviluppa una fitta galleria di affreschi votivi realizzati da diverse botteghe locali (tra cui la bottega dei Cavallazzi) e da maestri ignoti. Si notano figure di Santi protettori — tra cui spicca una raffigurazione di Sant'Antonio Abate del 1557 — dipinte come ex-voto da parte delle famiglie e delle corporazioni del luogo.
3. Le Tele del Gianoli (Seicento)
A testimonianza della continuità artistica tra la chiesa e le maestranze attive nel cantiere del Sacro Monte, alle pareti sono appese sei grandi tele seicentesche realizzate dal pittore valsesiano Pier Francesco Gianoli di Campertogno (1624–1690). Le opere raffigurano San Pietro, San Paolo e i Quattro Evangelisti.
Scheda Sintetica
| Epoca di Fondazione | Fine XIV Secolo (ampliata nel XV secolo) |
| Stile Architettonico | Gotico povero / Romanico valsesiano |
| Pianta | Navata unica a 3 campate con archi a sesto acuto |
| Opere di Rilievo | Ciclo della Genesi, affreschi devozionali XV-XVI sec., tele di P.F. Gianoli |
| Tutela | Monumento Nazionale italiano / Luogo del Cuore FAI |
